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Ricetta di salute – “Studiare per sognare e riabbracciarsi online”

Ricetta di salute – “Studiare per sognare e riabbracciarsi online”

La “Scuola in Ospedale” diventa Ricetta di Salute: ecco per voi l’intervista a Fabrizio Manca, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, alla scoperta del progetto che – dal 1986 – garantisce il diritto all’istruzione ai bambini in età scolare ricoverati in ospedale.

(TRATTO DAL LIBRO, “Ricette Favolate di Fata Zucchina
Ricette di Salute – “Studiare per sognare e riabbracciarsi online”)

La scuola è parte fondamentale del percorso di un bambino, e il diritto all’istruzione è importante tanto quanto quello alla salute. In Italia, la “Scuola in Ospedale” nasce nel 1986 per garantire a tutti i bambini ricoverati il diritto alla conoscenza, al sapere, a investire nel futuro. Una scuola “speciale”, senza cattedra e lavagne, dove gli alunni hanno bandana e pigiama, quasi come fosse la loro divisa da “capitani coraggiosi”. A cosa serve una scuola in ospedale? L’apprendimento ne compone solo una piccola parte poiché – per i bambini affetti da patologie gravi e costretti a lunghe degenze – la scuola diventa parte integrante della terapia. Un’esperienza di primaria importanza che permette loro di non interrompere il percorso educativo a causa della malattia, ma soprattutto di non sentirsi “tagliati fuori” dalla rete sociale del loro gruppo classe. La continuità del rapporto con i docenti, i coetanei e con l’ambiente scolastico nel suo complesso, così come l’innovazione didattica e organizzativa, sono state al centro del progetto sperimentale “Scuola in Ospedale Integrata”, avviato in area test con i reparti di Oncologia e Neuropsichiatria pediatrica dell’Ospedale Infantile “Regina Margherita”, grazie al sostegno della Fondazione Agnelli.

Gli iPad e le cuffiette donati ai pazienti-studenti si sono trasformati in un “ponte magico” tra una stanza di ospedale e l’aula di scuola abituale: ecco la “ricetta di salute” messa in campo per realizzare un piccolo miracolo tecnologico, lavorando su una modalità di partecipazione on-line alla vita della classe di appartenenza di alcuni bambini ospedalizzati. Offrire a questi studenti “speciali” un supporto educativo, psicologico e relazionale, infatti, è compito prioritario di una scuola inclusiva: e, se questo avviene, non è soltanto grazie a una sperimentazione, o a chi l’ha messa in atto e finanziata. Parlando di “Scuola in Ospedale”, vale davvero la pena soffermare l’attenzione verso una categoria particolare di persone che, ogni giorno, entra in quelle stanze indossando un camice bianco e una mascherina davanti alla bocca. Non sono (solo) i medici, ma un piccolo esercito di insegnanti impegnati a offrire ciò che va oltre il confine dei loro doveri contrattuali: in ospedale, il personale docente deve possedere spiccate capacità relazionali, per educare i bambini a esprimere le paure e le ansie legate alla malattia e all’ospedalizzazione, aiutandoli a superare la demotivazione, l’apatia e la separazione dai loro riferimenti affettivi. Devono stimolarli senza stancarli, guardarli senza fissarli, trovando una forma di empatia che non li faccia sentire trasparenti agli occhi dell’adulto che – di fronte a loro – resta comunque un docente.

Talvolta, nella scuola ordinaria, si tende a trascurare l’aspetto emotivo dei bambini a favore dell’a- spetto cognitivo, dimenticando quanto in realtà siano sensibilmente intrecciati. Nella scuola dell’ospedale, invece, la prima attenzione è rivolta proprio alla manifestazione delle emozioni, attraverso il gioco e l’attività ludica. Qui si dà al bambino tutto il tempo che gli serve, stimolandolo all’attività didattica in modo discreto e paziente. E’ una scuola “nuova” quella che sta nascendo tra le stanze del castello rosa di piazza Polonia, dove si annidano le storie di tanti bambini con le loro famiglie, avvolte da una grande coperta, nella quale gli aspetti medico-sanitari si intrecciano con quelli scolastici. Medici che si prendono a cuore il progetto educativo, insegnanti che interagiscono con il piano di cura personalizzato di ogni piccolo paziente e attivano canali di mutuo aiuto con le famiglie.

Questo tipo di servizio rappresenta una risorsa enorme, seppure ancora molto nascosta, umile e silenziosa; e mette in evidenza come gran parte del lavoro di cura, debba partire dalle relazioni sociali e dall’ambiente attorno al paziente, a maggior ragione se si tratta di un bambino.

Ci aspetta una vigilia di Natale tutta da cucinare domenica 24 dicembre, con la proposta di SuperCheffo (alias Alessandro Pavesio), che ci proporrà la raffinatezza dello specialissimo cece di Merella in un originale abbinamento con il cacao amaro: i “Ravioli cececao”, un vero concentrato di dolcezza e energia da condividere insieme a tutta la famiglia, senza dimenticarne il sano contributo in vitamine e sali minerali!

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