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Il pericoloso gioco dell’Ucraina (ed UE)

Il pericoloso gioco dell’Ucraina (ed UE)

Il pericoloso gioco dell’Ucraina (ed UE)

Domenica 25 Novembre, tre navi da guerra ucraine, la Berdyansk, la Nikopol e la Yany Kapu, hanno attraversato illegalmente il confine di stato della Russia entrando nelle sue acque territoriali e hanno effettuato manovre pericolose per la navigazione.

La sede operativa in Crimea del FSB ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Questa mattina intorno alle 07:00 del mattino, ora di Mosca, tre navi della marina ucraina hanno violato gli articoli 19 e 21 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che definiscono il diritto di uno Stato costiero di garantire la sicurezza marittima, hanno attraversato il confine di Stato e sono entrate illegalmente nelle acque temporaneamente chiuse del mare territoriale russo”.

Le navi da guerra ucraine hanno continuato a dirigersi verso lo stretto di Kerch, dove il traffico è regolato secondo un programma approvato dalle autorità portuali del porto marittimo russo. Una fonte delle autorità marittime della Crimea ha affermato che le navi avrebbero dovuto raggiungere lo Stretto di Kerch in un’ora e mezza e nonostante fossero state incluse nella programmazione di passaggio, hanno volontariamente disobbedito alle autorità russe eseguendo delle manovre pericolose, invadendo le acque territoriali di Mosca

Tutte e tre le navi della Marina ucraina, che hanno violato il confine di Stato russo, sono state fermate nel Mar Nero, a seguito di un inseguimento che ha comportato un vero e proprio scontro a fuoco, che le ha costrette a fermarsi. Tre militari ucraini sono stati leggermente feriti e hanno ricevuto assistenza medica, ha detto l’FSB, aggiungendo che la loro vita non è in pericolo.

Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri di Mosca, stamane ha dichiarato che l’ambasciatore dell’Ucraina sarà convocato al Ministero degli Esteri russo per chiarire le posizioni di Kiev in merito allo scontro provocato nello Stretto di Kerch, definendo l’episodio “un’azione aggressiva e provocatoria”.

La Zakharova ha sottolineato: “Quest’atto è grave non è solo per il mancato rispetto delle norme di legge, ma si è trattato anche di un’operazione pianificata a fondo e a passi aggressivi. Per quanto ci risulta, questa provocazione e tutta una serie di azioni provocatorie sono state preparate in anticipo”.

Poche ore dopo è stata la volta delle dichiarazioni del Ministro degli Esteri di Mosca Sergey Lavrov che ha così commentato l’azione di guerra ucraina:” Non vi è alcun dubbio che l’azione delle tre navi militari ucraine sia stato coordinato ed ordinato dalla leadership di Kiev” e ha concluso il suo intervento invitando con forza gli sponsor occidentali di Kiev a calmare coloro che stanno cercando di approfittare dell’isteria militare e di guadagnare punti politici in relazione alle prossime elezioni e ad altri eventi che si svolgeranno a breve in Ucraina.

Effettivamente, con l’avvicinarsi del G20 a Buenos Aires, il governo fantoccio di Poroshenko potrebbe aver pianificato questa provocazione calcolando i benefici aggiuntivi che poteva trarne da questa situazione, aspettandosi il consueto appoggio dell’ Unione Europea, considerato che il governo ucraino ha anche presentato una bozza di risoluzione sulla militarizzazione del Mare di Azov all’Assemblea Generale dell’ONU più di una settimana fa, e devono aver pensato, che fosse importante creare delle tensioni che altrimenti non avrebbero senso.

 

La dichiarazione della legge marziale del Mar di Azov da parte di Kiev potrebbe, in effetti, dare mano libera ai nazionalisti radicali ucraini: come nel Donbass, dove le violazioni del diritto umanitario internazionale sono diventate consuete ed includono il bombardamento di insediamenti e strutture, e ovviamente, stragi di civili, anche in quest’area si rischierebbero incursioni delle milizie nazionaliste ucraine (solitamente formate da mercenari provenienti da altre ex repubbliche sovietiche e non di rado da ex combattenti dell’Isis in Siria) e un acutizzarsi degli scontri, già cruenti, nel Donbass.

Gian Giacomo William Faillace

 

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