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Start up e piccoli designer: qualche ragguaglio

Start up e piccoli designer: qualche ragguaglio

Start up e piccoli designer: qualche ragguaglio
Se esiste veramente qualcosa di terribilmente deleterio per le start up nel mondo della
moda, questa è la mancanza di preparazione dal punto di vista imprenditoriale del
designer emergente.
Nonostante le buone intenzioni e la volontà di affermarsi e di ritagliarsi una piccola
fetta di mercato, i giovani designer, soprattutto italiani, hanno una mentalità molto
limitata, e, a parte sulla loro creatività, non si creano una base tecnica economica sul
quale poggiare le basi del loro progetto imprenditoriale.
In pratica, nella stragrande maggioranza dei casi, i giovani fashion designer credono
che la visibilità si acquisti tramite il passaparola dei parenti ed amici, che mamma e
papà, e magari nonna e sorella, facciano loro la pubblicità necessaria per affermarsi
sul mercato. Non parliamo poi della politica seguita in fatto di marketing:
praticamente il nulla, il nulla più assoluto, a parte una triste pagina su qualche social
network che conta, si e no, 250 like e un profilo Instagram con 50 followers: gli
amici, detto papale papale.
Altro metodo utilizzato dalle grandi menti italiche che si affacciano nel campo della
moda, consiste nella partecipazione ad eventi e concorsi di bellezza che a livello di
visibilità e di futura vendita valgono meno di niente, in quanto a quei concorsi o a
quegli eventi partecipano principalmente persone comuni, mamme, nonne, zie e
fidanzati delle modelle e che hanno occhi solo per le loro belle congiunte che per la
prima, o seconda volta, calcheranno una passerella e che potrebbero anche indossare
un abito di Valentino che alle allegre comari in sala non importerebbe un piffero, e
l’abito, seppur favoloso, passerebbe inosservato tanto quanto il designer che lo ha
disegnato e prodotto, quindi avranno speso alcune centinaia o migliaia di Euro per il
nulla, anzi, al solo scopo di massacrare le loro già scarne casse e inficiare
l’investimento in una futura attività molto più utile per il loro brand.
Prima di prendere parte ad un evento legato al mondo della moda, quindi non parlo di
concorsi di bellezza, si devono valutare i costi ed i benefici, gli organizzatori diranno,
ovviamente, che tra il pubblico saranno presenti buyer e giornalisti internazionali
(organizzano l’evento, non diranno mai in maniera chiara che a parte le mamme, i
papà, le nonne ed i fidanzati delle modelle, non parteciperà un cacchio di nessuno),
quindi, mettete in moto i neuroni e riflettete, fatevi la domanda: “Cosa caspita ci
faranno i buyer, ad esempio della Rinascente, ad un concorso di bellezza?” la risposa
verrà da se “Un cacchio ci faranno!” poiché, la Rinascente, non pagherà mai un buyer
per starsene seduto in mezzo al pubblico a vedere ragazze in costume da bagno,
camminare su una passerella e sognare la pace nel mondo. Se ci dovesse andare, lo
farà in via del tutto privata e non in veste ufficiale, quindi mai e poi mai verrà da voi
a comprare la vostra collezione. Inoltre tali transazioni avvengono in momenti ben
precisi dell’anno e solitamente anche in luoghi ben precisi.
Passiamo oltre, passiamo alle vostre tecniche di marketing, promozione del brand e
piano imprenditoriale in generale.
Come già scritto in altro articolo, la visibilità si ottiene mediante un interessamento
dei media verso il progetto, il marchio, quindi lasciate stare il passaparola, o meglio
andrebbe anche bene per una visibilità all’interno del vostro piccolo “orticello” ma
non è sufficiente. Per ottenerla affidatevi ad un ufficio stampa e per ottenere un
piccolo finanziamento, magari da organizzazioni presenti sul territorio o da enti
istituzionali, o eventualmente da privati, imparate a stilare un “business plan”.
Quante volte mi è capitato di pronunciare queste due parole, “business plan” e veder
disegnare sul volto dei designer un’espressione che va dallo stupore al terrore, li vedo
come il don Abbondio di manzoniana memoria quando tra sé e sé pronunziava la
frase “Carneade! Chi era costui?”. Talvolta mi vien da sorridere e cerco di rassicurali
dicendo loro “Tranquilli, non morde, non si tratta di un cagnolino simile a Cerbero” e
cerco di spiegare loro cosa sia, ossia, metter in forma scritta, chiara e tecnica, l’idea
imprenditoriale: nulla di trascendentale! La risposta è, quasi sempre, “Ma io sono un
creativo, non so nulla di economia”, bene, se vuoi crearti un brand la creatività da
sola equivale ad un medicinale che non si assume né per via orale e tantomeno per
via intramuscolare, quindi sta a voi immaginare, neanche in modo tanto fantasioso e
creativo. Talvolta questi errori non capitano solo ai piccoli brand emergenti ma anche
a brand sul mercato da qualche anno: tempo fa mi è capitato di conoscere il titolare di
un brand conosciuto nella città in cui opera. Sul finir dello scorso febbraio, mi
contattò per avere informazioni su eventi a Milano durante la Fashion Week
milanese, dopodichè, dopo un lungo silenzio, si fece vivo informandomi che avrebbe
preso parte ad un’iniziativa legata al campo della moda della sua città: andai, lo
conobbi personalmente, scambiammo due chiacchiere, quindi seguì un altro periodo
di silenzio. Lo scorso novembre mi inviò un messaggio, avvertendomi che per la
prossima Milano Fashion Week non parteciperà ad alcun evento poiché si recherà alla
settimana della moda di Dubai e dovrà sostenere dei costi abbastanza alti.
Da buon giornalista e operatore del settore, curando vari uffici stampa, ho voluto
investire dieci muniti del mio tempo per fare un ricerca sul brand: ricerca durata alla
fine non più di due minuti poiché, sui motori di ricerca, il nome di quel marchio è
sicuramente conosciuto ma non supera i confini della regione in cui opera, pertanto,
prima di imbarcavi in avventure oltremare o prima di attraversare deserti come
Lawrence d’Arabia, pensate a coltivare le fertili praterie difronte a casa vostra, per il
semplice fatto che, russi, arabi, cinesi, ecc., la prima cosa che faranno, prima di
allacciare un rapporto commerciale con voi, sarà verificare chi siete, verificheranno la
vostra professionalità, la vostra azienda, verificheranno la vostra visibilità sui media,
sul web e così via. Se non risponderete ai loro criteri, di veri imprenditori, vi
gireranno le spalle e avrete gettato al vento non solo i costi di partecipazione a quella
settimana della moda ma anche costi di viaggio e albergo, con buona pace del vostro
conto corrente.
A molti di voi non piacerà il modo in cui mi pongo nei vostri confronti: brusco,
talvolta con termini poco educati ma, cari designer se volete essere “emergenti”
dovete seguire delle regole e le cose vi vanno dette così come stanno, volete seguire
le vostre regole? Volete che vi dica che la stragrande maggioranza di voi è costituita
da veri imprenditori, creativi e col mercato ai vostri piedi? Ve lo dirò anche, però poi
non venite a piangere aiuti gratuiti perché ormai siete designer in affondamento
anziché in emersione, ok? E soprattutto cercate di essere affidabili, non arrampicatevi
sugli specchi quando vi interfacciate coi professionisti: pensate forse che non se ne
accorga nessuno quando costruite castelli in aria? Mi ricordo di una designer romana,
“Voglio partecipare alla settimana della moda di Milano!” affermava convinta, poi
aveva problemi di salute e posticipava, successivamente aveva creato una linea di
accessori che in Sicilia andavano a ruba, verificata la notizia, in Sicilia quella linea di
accessori non la conosceva manco l’ultimo dei fichi d’India sulle pendici dell’Etna.
Dopo un po’ di tempo era in procinto di aprire un atelier nel centro di Roma, zona di
Largo Argentina, non male, peccato che a quasi un anno non se ne sappia ancora
nulla, a ottobre mi disse che abbandonato il progetto dell’atelier a Roma, stava
aprendo nel centro di Taormina, un negozio, anzi a novembre avrebbe aperto:
qualcuno di voi, magari lettori siciliani, ne sa qualcosa? Io si: non ha aperto nulla. Poi
mi ricordo di un’altra fashion designer, venezuelana di origine, al momento in attività
ma solo a parole, l’ultima volta che mi parlò a telefono dava la colpa della sua
inattività a causa della guerra civile nel suo Paese, tra guerriglia e polizia, esercito e
terroristi, sparatorie e saccheggi, non poteva lavorare. Peccato che manchi dal
Venezuela da anni e mentre questo avveniva, perché la guerra civile in Venezuela c’è
stata davvero, lei abitava già da alcuni anni a Roma. Non reggendo come tesi, dopo
alcune battute, cambiò versione: faceva fatica a creare una nuova collezione perché
lei era straniera e gli italiani erano razzisti. Peccato che io conosca venezuelani,
coreani, cinesi, arabi e africani, residenti nel Belpaese ormai da qualche anno, suoi
colleghi, e continuano a disegnare e creare nuove collezioni senza problemi, eppure,
in molti dei loro Paesi d’origine, non si vivono paradisiache realtà. Ho citato due
esempi che mi sono capitati per farvi comprendere che, quando vi interfacciate coi
professionisti, ogni cazzata che voi asserite, viene considerato un punto a vostro
svantaggio: ricordatevi che siamo nell’era delle comunicazioni e ogni informazione
che voi date, viene verificata in tempo reale, quindi, ripeto, se dite una cazzata, tempo
pochi secondi, e si verrà a sapere, a vostro totale svantaggio.
Spesso e volentieri, sono chiamato a gestire l’ufficio stampa di eventi di una certa
importanza, e spesso gli stessi organizzatori mi chiedono informazioni sui brand che

intendono contattare e, per molti, il mio giudizio non è stato positivo, per il semplice
motivo che il loro livello di affidabilità è nullo, magari sono bravi a disegnare, a
creare nuovi abiti ma sono totalmente inaffidabili come professionisti, quindi,
volentieri, li ho fatti depennare, così come ho fatto depennare agenti che forniscono
modelle, organizzatori di eventi, hair stylist, make up artist, modelle, e tutti coloro
che hanno ampiamente dimostrato di non essere affidabili.
Una volta sparsa la voce in merito alla vostra totale inaffidabilità, riuscire ad
affermarvi o comunque a ritagliarvi una piccola fetta di mercato, sarà difficoltoso
tanto quanto arrampicarsi sulla parete nord dell’Eiger in canottiera ed infradito in
pieno inverno e l’unico mezzo che avrete a disposizione per farvi “vedere” sarà
affidarvi a quegli organizzatori che faranno sfilare i vostri capi durante un evento di
scarsissima importanza, in un luogo sconosciuto, in una location di pessima qualità
ed in cui nessuno vi noterà: in pratica avrete fallito e l’unico mercato che vi si aprirà
davanti sarà quello del lavoro, tra agenzie che forniscono lavoro temporaneo e uffici
di collocamento che mai vi chiameranno e, ricordatevi, che il reddito di cittadinanza
non sarà sufficiente per vivere.
Gian Giacomo William Faillace

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