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Intervista Alexandra Voice Vincitrice Dance Awards

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Descrivi in poche righe chi e’ Alexandra….

Impresa ardua! Mi ci vorrebbero almeno 20 anni per descrivermi! Alexandra è la mia creatura… a cui ho dedicato molta energia ma, da cui, non mi lascio sopraffare (e non è sempre semplice!). Lo spettacolo è nel mio DNA, sin da piccina; il primo evento che mi vide con un microfono in mano avevo tre anni. Ho fatto danza, teatro, canto, conduzioni, radio… i Clubs sono l’ultimo gradino della mia evoluzione. Una vita passata “on stage”. Sono una Vocalist professionista. Il mio mestiere è una missione. Non lo faccio per un mero lato economico, ma per le emozioni che mi trasmette. Credo che sia la carta vincente. Ho canalizzato le mie energie in un personaggio, trasformandolo in un mestiere. Sono una pura e purista. Una rompiscatole. Un’impavida. Una perfezionista: dó il 100% ma lo pretendo. O mi ami, o mi odi. In entrambi i casi non mi metti nel dimenticatoio. È già una vincita. Forse “la” vincita.

Come hai iniziato a lavorare nel mondo della notte? Raccontaci la tua storia

Iniziai facendo animazione. Arrivavo da 15 anni di danza classica, jazz, contemporanea… aggiunsi il teatro… mi sono detta “why not!”. Così iniziai. Ma la prima serata da vocalist arrivò molti anni dopo e per puro caso. Mi ritrovai con il microfono in mano, sentii un “crack”. Capii che dovevo continuare. È così feci.

Come ti ha cambiato la vita il mondo della notte?

Mi ha fatto abbandonare una professione diurna in cui ero estremamente affermata, mi ha obbligata a vivere con il fuso orario di NYC. Mi ha fatta girare in tutta Italia ed in mezza Europa senza risparmiarmi. Ore di auto, treno, aereo. Ho amici (veri) ovunque. Sono più esperta di geografia di un cartografo.  Ma non mi ha cambiata: sono sempre la stessa. Il segreto per non farsi divorare dal “mondo della notte” è mantenere i piedi ben saldi in quello “del giorno”. È il giorno che mi ha insegnato a lavorare (e sodo). Ho applicato (e applico) gli stessi canoni anche al clubbing. Spesso sono incompresa,  Parlo una “lingua straniera”. Ma non è un mio problema se il 90% degli “addetti ai lavori” è improvvisato, arrivista, doppiolavorista… oppure non abile alla comprensione dei valori e doveri della “professionalità”. 

Quale locale porterai sempre nel cuore?

Onestamente? nessuno. Non è il locale che fa la differenza… ma il pubblico che lo riempie. I muri non hanno un cuore, le persone si.

Qual’è il tuo sogno nel cassetto?

Condurre un programma d’élite di cronaca nera: la mia immensa passione.  Se potessi creerei ex-novo Telefono Giallo. In chiave attuale, ma usando lo stesso “scheletro”

Salutaci a tuo modo…

Vi ringrazio per questa opportunità: esprimere il proprio pensiero è sempre una vittoria. Seguite i vostri sogni, sono l’unica cosa che trasformerà una maschera in un volto.

Alexandra 

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